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Il Nuovo Medico d'Italia - News

Roma, 23 feb.

LIBIA: APPELLO MEDICI ITALIANI, PAESI EUROPEI SI ATTIVINO PER ACCOGLIERE FERITI

(Adnkronos Salute) –

 

LA FEDERAZIONE DEGLI ORDINI CON COLLEGHI TUNISINI, APRIRE CORRIDOIO SANITARIO

"Le istituzioni sanitarie europee si adoperino per creare corridoi umanitari per i feriti in Libia, sia per la cura sul luogo sia nei Paesi vicini, e si attivino anche per l'accoglienza nelle strutture del Vecchio continente dei casi più complessi che non possono trovare adeguata tutela nell'area". E' l'appello di medici italiani, che si dicono preoccupati per la difficile situazione in Libia dove si moltiplicano le vittime tra i manifestanti, e sono "vicini ai colleghi impegnati nell'assistenza alla popolazione", spiega all'Adnkronos Salute Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che aderiscono all'appello lanciato ieri dai colleghi tunisini. E lo rilanciano chiedendo l'attenzione dell'Europa sull'emergenza sanitaria legata alla situazione in Nord Africa.

Il Consiglio dell'Ordine tunisino, appellandosi a tutti gli organismi internazionali, ha infatti chiesto l'apertura di un corridoio umanitario per l'evacuazione dei feriti e un intervento forte "per fermare la repressione sanguinosa ed evitare che si trasformi in un genocidio". I camici bianchi tunisini, inoltre, hanno anche garantito la disponibilità a lavorare negli ospedali vicini ai confini, pubblici e privati, per aiutare "i fratelli libici feriti" oltre ad avviare una vasta campagna di donazione del sangue tra gli stessi professionisti, per avere scorte necessarie all'assistenza.

"Condividiamo e sottoscriviamo l'appello dei medici tunisini - aggiunge Bianco - e lo rilanciamo chiedendo la mobilitazione anche delle strutture dei Paesi europei perché individuino concretamente le possibilità, attivandosi a tutti i livelli possibili, della creazione di canali sanitari all'interno dei Paese colpiti, ma anche verso quelli più immediatamente vicini e verso l'Europa per i casi più complessi". Le difficoltà di intervento nell'area "sono sicuramente enormi", sottolinea il presidente dei medici italiani, "ma bisogna sforzarsi per trovare strumenti e soluzioni", conclude Bianco ricordando che molti Paesi, compresa l'Italia, in passato avevano attivato accordi bilaterali nel settore sanitario su cui si potrebbe far leva oggi. I camici bianchi, inoltre, hanno già "un luogo di confronto e iniziativa con i professionisti dell'area, la Conferenza permanente dei medici dei Paesi dell'Euromediterraneo (Comem) che potrà essere attivata per eventuali iniziative".

LIBIA: FOAD AODI, GRATO PER APPELLO MEDICI ITALIANI SU CORRIDOIO SANITARIO

"Un appello giusto e necessario per il quale sono grato alla Federazione nazionale dei medici italiani (Fnomceo)". L'iniziativa dei camici bianchi italiani, sollecitata dall'Adnkronos Salute, per l'apertura di un corridoio sanitario in Libia, necessario per l'assistenza ai feriti, è giudicato così da Foad Aodi, presidente dell'Amsi, Associazione medici di origine straniera, e rappresentante in Italia della comunità del mondo arabo, che aderisce all'appello nella sua doppia veste.

"Ho già avuto modo - spiega il medico - di invitare il Governo italiano, in questi giorni, a investire nell'aiuto umanitario alla popolazione libica e questo intervento mi sembra un sostegno importante. L'Italia è generosa. Tutte le volte che, nel mondo arabo si sono create necessità, il Paese si è sempre caratterizzato per la capacità di aiuto", sottolinea.

Per Foad Aodi è più che utile l'iniziativa del presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco, per l'appello e la solidarietà espressa alla popolazione e ai colleghi impegnati nell'assistenza ai feriti. "Il sostegno dei medici in questo momento è di grande importanza per chi sta vivendo la difficile emergenza in Libia", conclude.

LIBIA: FOAD AODI, PER CURA FERITI MANCANO ANESTETICI, SANGUE, FARMACI

SITUAZIONE MOLTO GRAVE, SERVONO AIUTI E CANALI PER FARLI ARRIVARE

Una "situazione molto grave" con un numero crescente di feriti difficili da curare per la "mancanza di anestetici, sangue, antibiotici, strumenti chirurgici: tutto quello che riguarda l'emergenza e l'urgenza". Descrive così la situazione libica, da punto di vista sanitario, Foad Aodi, presidente dell'Amsi, Associazione medici di origine straniera, e rappresentante in Italia della comunità del mondo arabo, che in questi giorni sta raccogliendo e filtrando notizie provenienti da fonti libiche. Il medico raccomanda massima cautela nella diffusione delle informazioni per "evitare che il caos di notizie non fondate dia una fotografia falsata di ciò che sta accadendo".

Su fronte sanitario, spiega Aodi, è particolarmente difficile far arrivare gli aiuti necessari alla popolazione. "Per questo - spiega il medico - mi appello al ministro degli Esteri Franco Frattini perché ci sostenga trovando i canali giusti per far arrivare gli aiuti. Ma anche per far partire i medici italiani disponibili a dare una mano sul posto ai colleghi libici o tunisini", che già stanno lavorando nelle strutture sanitarie vicino alle frontiere.

Aodi, appellandosi ai colleghi disposti a partire, ricorda che c'è una penuria di camici bianchi in queste aree. "La crisi economica - ha spiegato - ha creato una vera e propria emorragia di professionisti, come è emerso anche in un recente incontro della Lega araba dedicato a sanità ed emigrazione. C'è un grande numero di medici e operatori sanitari di origine araba che lasciano i loro Paesi per immigrare in Italia, Francia, Germania, Austria", conclude Foad Aodi, che sta organizzando un convegno sul tema a Messina, in programma a giugno.

   
 







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