LA FEDERAZIONE DEGLI ORDINI CON COLLEGHI TUNISINI, APRIRE CORRIDOIO SANITARIO
"Le
istituzioni sanitarie europee si adoperino per creare corridoi
umanitari per i feriti in Libia, sia per la cura sul luogo sia nei Paesi
vicini, e si attivino anche per l'accoglienza nelle strutture del
Vecchio continente dei casi più complessi che non possono trovare
adeguata tutela nell'area". E' l'appello di medici italiani, che si
dicono preoccupati per la difficile situazione in Libia dove si
moltiplicano le vittime tra i manifestanti, e sono "vicini ai colleghi
impegnati nell'assistenza alla popolazione", spiega all'Adnkronos Salute
Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei
medici (Fnomceo) che aderiscono all'appello lanciato ieri dai colleghi
tunisini. E lo rilanciano chiedendo l'attenzione dell'Europa
sull'emergenza sanitaria legata alla situazione in Nord Africa.
Il
Consiglio dell'Ordine tunisino, appellandosi a tutti gli organismi
internazionali, ha infatti chiesto l'apertura di un corridoio umanitario
per l'evacuazione dei feriti e un intervento forte "per fermare la
repressione sanguinosa ed evitare che si trasformi in un genocidio". I
camici bianchi tunisini, inoltre, hanno anche garantito la disponibilità
a lavorare negli ospedali vicini ai confini, pubblici e privati, per
aiutare "i fratelli libici feriti" oltre ad avviare una vasta campagna
di donazione del sangue tra gli stessi professionisti, per avere scorte
necessarie all'assistenza.
"Condividiamo
e sottoscriviamo l'appello dei medici tunisini - aggiunge Bianco - e lo
rilanciamo chiedendo la mobilitazione anche delle strutture dei Paesi
europei perché individuino concretamente le possibilità, attivandosi a
tutti i livelli possibili, della creazione di canali sanitari
all'interno dei Paese colpiti, ma anche verso quelli più immediatamente
vicini e verso l'Europa per i casi più complessi". Le difficoltà di
intervento nell'area "sono sicuramente enormi", sottolinea il presidente
dei medici italiani, "ma bisogna sforzarsi per trovare strumenti e
soluzioni", conclude Bianco ricordando che molti Paesi, compresa
l'Italia, in passato avevano attivato accordi bilaterali nel settore
sanitario su cui si potrebbe far leva oggi. I camici bianchi, inoltre,
hanno già "un luogo di confronto e iniziativa con i professionisti
dell'area, la Conferenza permanente dei medici dei Paesi
dell'Euromediterraneo (Comem) che potrà essere attivata per eventuali
iniziative".
LIBIA: FOAD AODI, GRATO PER APPELLO MEDICI ITALIANI SU CORRIDOIO SANITARIO
"Un
appello giusto e necessario per il quale sono grato alla Federazione
nazionale dei medici italiani (Fnomceo)". L'iniziativa dei camici
bianchi italiani, sollecitata dall'Adnkronos Salute, per l'apertura di
un corridoio sanitario in Libia, necessario per l'assistenza ai feriti, è
giudicato così da Foad Aodi, presidente dell'Amsi, Associazione medici
di origine straniera, e rappresentante in Italia della comunità del
mondo arabo, che aderisce all'appello nella sua doppia veste.
"Ho
già avuto modo - spiega il medico - di invitare il Governo italiano, in
questi giorni, a investire nell'aiuto umanitario alla popolazione
libica e questo intervento mi sembra un sostegno importante. L'Italia è
generosa. Tutte le volte che, nel mondo arabo si sono create necessità,
il Paese si è sempre caratterizzato per la capacità di aiuto",
sottolinea.
Per
Foad Aodi è più che utile l'iniziativa del presidente della Fnomceo,
Amedeo Bianco, per l'appello e la solidarietà espressa alla popolazione e
ai colleghi impegnati nell'assistenza ai feriti. "Il sostegno dei
medici in questo momento è di grande importanza per chi sta vivendo la
difficile emergenza in Libia", conclude.
LIBIA: FOAD AODI, PER CURA FERITI MANCANO ANESTETICI, SANGUE, FARMACI
SITUAZIONE MOLTO GRAVE, SERVONO AIUTI E CANALI PER FARLI ARRIVARE
Una
"situazione molto grave" con un numero crescente di feriti difficili da
curare per la "mancanza di anestetici, sangue, antibiotici, strumenti
chirurgici: tutto quello che riguarda l'emergenza e l'urgenza". Descrive
così la situazione libica, da punto di vista sanitario, Foad Aodi,
presidente dell'Amsi, Associazione medici di origine straniera, e
rappresentante in Italia della comunità del mondo arabo, che in questi
giorni sta raccogliendo e filtrando notizie provenienti da fonti
libiche. Il medico raccomanda massima cautela nella diffusione delle
informazioni per "evitare che il caos di notizie non fondate dia una
fotografia falsata di ciò che sta accadendo".
Su
fronte sanitario, spiega Aodi, è particolarmente difficile far arrivare
gli aiuti necessari alla popolazione. "Per questo - spiega il medico -
mi appello al ministro degli Esteri Franco Frattini perché ci sostenga
trovando i canali giusti per far arrivare gli aiuti. Ma anche per far
partire i medici italiani disponibili a dare una mano sul posto ai
colleghi libici o tunisini", che già stanno lavorando nelle strutture
sanitarie vicino alle frontiere.
Aodi,
appellandosi ai colleghi disposti a partire, ricorda che c'è una
penuria di camici bianchi in queste aree. "La crisi economica - ha
spiegato - ha creato una vera e propria emorragia di professionisti,
come è emerso anche in un recente incontro della Lega araba dedicato a
sanità ed emigrazione. C'è un grande numero di medici e operatori
sanitari di origine araba che lasciano i loro Paesi per immigrare in
Italia, Francia, Germania, Austria", conclude Foad Aodi, che sta
organizzando un convegno sul tema a Messina, in programma a giugno.