LA PROTESTA
È sempre alta tensione nello Yemen
72 morti ieri a Sana'a, spari ad Aden
Gli scontri ieri nella capitale nel corso di una manifestazione di protesta contro il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh. Che ha proclamato lo stato di emergenza. La polizia spara sui manifestanti nella città nel sud del paese
SANA'A - È sempre alta tensione nello Yemen. Gli scontri di ieri 1 nella capitale Sana'a hanno provocato almeno 72 vittime e oltre 400 feriti, come riferisce all'Ansa Foad Aodi, presidente della Comunità araba in Italia (Comai), oggi la polizia ha sparato sui manifestanti ad Aden, nel sud del paese. Un primo bilancio parla di 4 feriti, secondo quanto riferiscono alcuni testimoni.La polizia e l'esercito avrebbero aperto il fuoco sui manifestanti che difendevano una barricata nel quartiere di Moalla, ad Aden. Secondo i testimoni, un manifestante è stato colpito da una pallottola, gli altri tre da granate lacrimogene. Le forze dell'ordine non sono riuscite a smantellare le barricate, che resistono ad Aden da due settimane.
Sempre oggi si registra una nuova imponente manifestazione dell'opposizione. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza anche oggi in piazza del Cambiamento, a Sana'a, per chiedere le dimissioni del presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh. Lo ha riferito l'agenzia d'informazione 'Dpa'.
La manifestazione si tiene all'indomani degli scontri nella capitale Sana'a nel corso di una manifestazione di protesta contro il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh. La gravità del bilancio delle vittime ha spinto il governo di Saleh - al potere da 32 anni - a proclamare lo stato di emergenza. Secondo le prime testimonianze a sparare sulla folla sarebbe stato un gruppo di sostenitori del governo appostati sui tetti delle abitazioni che si affacciano su piazza dell'univesrità, dove si svolgeva la manifestazione; la polizia da parte sua avrebbe usato i gas lacrimogeni e - secondo alcune fonti - sarebbe anche ricorsa alle armi da fuoco.
A Sanaa è "emergenza sanitaria", dichiara Aodi, che è anche presidente dell'Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), "gli ospedali non bastano ad accogliere i feriti" che "sono stati portati anche nelle moschee" perché "non c'è più posto neppure nelle tende". "I medici che sono in contatto con noi dallo Yemen ci stanno chiedendo aiuto", riferisce Aodi, che reclama anche "un intervento della comunità internazionale" perché "non accada ciò che sta accadendo in Libia". In Yemen, conclude, "c'è il rischio concreto di una guerra civile".
(19 marzo 2011) © Riproduzione riservata
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