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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2011 alle ore 13:28.

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Ancora stato di emergenza e ancora vittime in Yemen, dove la rivolta non si placa. Quattro persone sono rimaste ferite nel corso di scontri con tra oppositori al regime e forze di sicurezza che cercavano di smantellare una barricata alzata due settimane fa nel quartiere di Moalla ad Aden, nel sud del paese. Lo riferiscono testimoni oculari, precisando che uno dei manifestanti è stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco.

Da settimane si protesta in tutto lo Yemen contro il presidente Ali Abdallah Saleh, al potere da 32 anni. Ieri, almeno 52 persone sono morte e altre 126 sono rimaste ferite negli incidenti tra manifestanti e forze dell'ordine a San'a. La gravità del bilancio delle vittime ha spinto il governo a proclamare lo stato di emergenza.

I manifestanti dell'opposizione, che si erano radunati ieri dopo la preghiera del venerdì in piazza dell'Università a Sanaa, sono stati bersagliati da cecchini appostato sui tetti. Il presidente contestato, Ali Abdallah Saleh, ha negato che la polizia sia intervenuta e abbia sparato, ma la strage ha sollevato ieri sera un'ondata di proteste internazionali, fra cui quelle del presidente Usa, Barack Obama, della responsabile della politica estera Ue, Catherine Ashton, e del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. Saleh ha decretato ieri lo stato d'emergenza.

Ma c'è chi dice che il bilancio sia ancora più grave
Sono 72 i morti della strage compiuta ieri dai cecchini appostati sui tetti contro i manifestanti dell'opposizione a Sanaa, capitale dello Yemen, e più di 400 i feriti. Lo afferma, all'ANSA, il presidente della il presidente della Comunità araba in Italia (Comai), Foad Aodi.
A Sanaa è «emergenza sanitaria», dichiara Aodi, che è anche presidente dell'Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), «gli ospedali non bastano ad accogliere i feriti» che «sono stati portati anche nelle moschee» perchè «non c'è più posto neppure nelle tende».
«i medici che sono in contatto con noi dallo Yemen ci stanno chiedendo aiuto», riferisce Aodi che chiede anche «un intervento della comunità internazionale» perchè «non accada ciò che sta accadendo in Libia». In Yemen, conclude «c'è il rischio concreto di una guerra civile».

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Commenti (1)

E per questi non protesta nessuno?
A Sarkozy non piaciono gli Yemeniti? O ha paura dell'Iran?
Forse ritiene che questa parte del mondo non merita la sua democrazia ed è meglio lasciar perdere.
Anche il nostro Napolitano non sente alcun bisogno di menzione, forse gli Americani gli hanno detto di ignorare la cosa?
E, della Somalia, dell'Eritrea, della Birmania, del Darfur, non frega niente a nessuno?
Che razza di ipocriti questi Stati Organizzati e Uniti.
Perchè l'interventismo per la tutela dei diritti umani in tutto il mondo, non diventa la regola numero Uno e il principale obiettivo dell'ONU, da perseguire immancabilmente e immediatamente ogni qualvolta nel mondo se ne verifichi il mancato rispetto?
La credibilità dei nostri Stati e delle guerre in cui molto spesso spingono i Popoli, sarebbe reale se i pricipi che adornano le loro Costituzioni fossero fatti rispettare da tutta l'umanità.
Ma i Leaders di questi stati non sono altro che miseri e interessati buffoni.

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